mercoledì 20 febbraio 2008

TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA



La guest star list della mia avventura romana continua ad allungarsi. Questa settimana è venuto Red, noto conduttore del telegiornale serale di Antenna2 per fare l’esame di stato da giornalista. E’ curioso come a volte le vite delle persone si intersechino, per un po’ scorrono parallele e poi si rincontrano, in questo caso nella capitale. Abbiamo fatto l’università insieme, ed in un ambiente come quello dell’università bergamasca di città alta dominato da ragazze che vengono in università solo per competere e prendere 30 e lode è raro trovare persone che intendono l’università anche come fucina di idee e incontro di persone. Appena arrivato a Termini per farlo entrare nel clima romano mi improvviso portaborse e gli porto la macchina da scrivere. Sì, avete capito bene, nell’Italia del 2008, nell’era del web 2.0, nell’epoca in cui internet sta fagocitando tutti gli altri media, noi siamo alla preistoria informatica e facciamo fare gli esami di giornalismo con la ferraglia che puzza di inchiostro. Dopo aver pagato 350 euro per fare l’esame di ammissione alla migliore scuola di giornalismo italiana su una macchina da scrivere, e non averlo passato, mi girano un po’ le scatole. Passiamo per il parco Vittorio Emanuele camminando sul red carpet, allestito non per noi ma per le autorità cittadine in visita ai festeggiamenti del capodanno cinese. Ma l’atmosfera idilliaca della solare mattina romana sarebbe presto svanita allorché arrivati a casa ci siamo apprestati a verificare quante cibarie avessi in casa. Aperto con un sinistro cigolio il frigorifero di un single che non sa cucinare ci apparve una terrificante visione: il nulla. Due misere uova, insalata marcia, sugo pronto Buitoni, tre carote raggrinzite. Fuga subitanea verso il supermercato più vicino per rimpinguare le mie risorse alimentari. Pranzo, gita al colosseo, fori imperiali chiusi a li ‘mortacci loro, altare della patria e ci dirigiamo verso Palazzo Chigi. E qui arriva il bello. Red mi aveva detto che esisteva la Confraternita dei Bergamaschi ma io, a Roma discontinuamente da circa 8 mesi non lo sapevo proprio, ma non lo sapevo neanche quando ero a Bergamo. Rimozione inconscia? Boh! Fatto sta che arriviamo a Piazza Colonna e non mi ricordo se casualmente o meno, avvicinandoci alla sede de “Il Tempo”, sbirciando nel camper mobile della Rai lì accampato, notiamo il frontale di questa chiesa con un’effigie di Papa Giovanni XXIII, papa orgoglio bergamasco per aver rivoluzionato la chiesa con il Concilio Vaticano II. Entriamo incuriositi e…carramba che sorpresa! Ci ritroviamo nella chiesa dell’Arciconfraternita dei bergamaschi a Roma! Un’istituzione che esiste da 500 anni per aiutare i bergamaschi, che ha ospitato il nostro mitico papa Angelo Roncalli e ora fra quei muri c’ero io. Mi è corso un brivido freddo lungo la schiena. Red attacca bottone, racconta chi siamo e scatta subito la solidarietà verso i conterranei! In men che non si dica ci troviamo seduti nella sala conferenze su delle comodissime poltroncine a fare quattro chiacchiere con un monsignore e alcuni membri della confraternita. Lo stargate è aperto: non sono più a Roma ma mi sembra di essere in una canonica di una chiesa bergamasca in cui veniamo inondati da fiumi di parole di persone entusiaste e in cui pulsa lo spirito bergamasco.
Tra un babbà e un pocket coffee il pomeriggio passa alla svelta come se fossimo tra vecchi amici e ci si lascia con una promessa da parte di Red di fare un servizio televisivo sui bergamaschi a Roma, tra cui suore che ogni settimana lavano e danno da mangiare ai senzatetto, e da parte mia di tornare a fargli visita. Poi da Piazza Colonna attraversando il fiume di gente in via Del Corso arriviamo in cima a Trinità dei Monti e lì, davanti allo skyline romano Red non riesce più a tenere a bada l’interrogativo che covava nel suo animo: "Ma che c… ci sto a fare io in cima ad una valle?". Roma ha fatto un’altra vittima. Avanti il prossimo.

giovedì 14 febbraio 2008

COME VA? VA LENTINO

Anche quest’anno si festeggia San Faustino. Oddio, meglio festeggiare San Faustino che festeggiare un San Valentino alla Matrix. Un’amore alla Matrix si basa sull’annebbiamento delle facoltà cognitive che porta lo sciagurato/a ad amare una persona che non è realmente così, ma che è così solo nella propria mente. Mi spiego meglio: anche a me è capitato un paio di volte, di innamorarmi di qualcuna che inconsciamente associavo al mio tipo ideale…il problema era che non lo era! Il risveglio alla realtà è brusco e traumatizzante, alla Matrix, appunto, ma è davvero salutare. Ho conosciuto diverse ragazze e spesso la domanda che mi faccio è: ma come fa a stare con un idiota del genere? La cronaca poi è piena di donne uccise, picchiate da chi pensavano che non l’avesse mai fatto, oppure che non hanno mai pensato che potesse farlo. Beh, non voglio fare il Neo della situazione, ma a volte mi chiedo se certe cose le vedo solo io, penso solo di avere una sensibilità molto spiccata e una capacità analitica molto fredda. Il raziocinio secondo me può guidare il sentimento ad esprimersi all'ennesima potenza e non a farsi del male. Niente di nuovo sotto il sole, l’amore è cieco, dicevano i greci, e questo mi fa ricordare Eros con la erre moscia di Pollon. Peggio ancora chi sa com’è la situazione reale, ma fa finta di niente e tira avanti, mascherando sotto l’amore ben altri interessi: soldi, potere, carriera, status sociale, o solo perché non trova niente di meglio. Buon San Valentino anche a voi. Per continuare con la metafora cinematografica, per spiegarmi meglio tirerei in ballo “La bella e la bestia”: ci sono in giro tanti principi che alla fine si dimostrano bestie, e tante bestie che realmente sono dei principi…