sabato 14 novembre 2009
lunedì 21 settembre 2009
IL PAESE DEI BALOCCHI
Proprio vero che le cose più belle sono quelle impreviste: mi sono trovato col Red a scegliere una meta comune per la vacanza, e la sorte ha voluto Tenerife.
Una vacanza che si prospettava già prima della partenza decisamente “oltre i limiti”: oltre il limite delle colonne d'Ercole, ma soprattutto oltre quelli più difficili da oltrepassare, quelli interiori.
Era la prima volta che vedevo l'oceano: è freddo, e quando è calmo appare lo stesso minaccioso. Una forza della natura che ti affascina per la sua bellezza ma ti mette sgomento se ti ci dovessi trovare nelle sue mani. Dove eravamo noi era la zona desertica, ma quando abbiamo fatto il giro dell'isola in macchina abbiamo visto che la vegetazione al nord è decisamente più lussurreggiante. Soprattutto Puerto de La Cruz mi è piaciuto, con le gigantesche montagne che declinavano non troppo ripidamente verso l'oceano. Da un lato le mastodontiche montagne vicinissime alla costa, dall'altro l'oceano che si dannava a infrangersi sui frangiflutti. Un quadretto dell'ultimo lato selvaggio e incontaminato dell'isola, l'unico capace di aprirti il cuore. Se posso azzardare il paragone mi è sembrato un panorama quasi brasiliano. Bellissimo poi il giro in catamarano dove ero tentato di riprendere, oltre ai delfini, le facce delle persone in procinto di foppare...sarebbe stato un successone su Youtube. Quindi mi sono accontentato dei mammiferi marini ed è stata una bellissima esperienza! Nuotavano ai lati e sotto il catamarano, e ho avuto la chiara percezione che erano venuti per accoglierci e di avere a che fare con delle creature molto intelligenti. Praticamente la versione acquatica del mio cane quando torno a casa.
Tenerife è un'isola tropicale piegata alle esigenze del turismo di massa: ti potresti immaginare benissimo come era qualche secolo fa prima di essere violentata dall'edilizia turistica. Dove gli spagnoli vedevano solo solo la natura incontaminata, il turista medio vede quella più la cubista che si dimena sul tetto dell'hotel insieme alla cellulite. Quella che una volta era un'utopia, per me è stata a volte una distopia, una Gardaland a cielo aperto di cui cerchi disperatamente l'uscita di sicurezza. Questa volta la mia esperienza di turista è stata influenzata nel suo lato sociologico dal mitico braccialetto azzurro che mi contraddistingueva dalla plebaglia della mezza pensione: il braccialetto azzurro della formula all inclusive. Un apriti sesamo che non poche volte mi ha tentando a cedere a deliri di onnipotenza, anche se non sono mai andato oltre l'ordinazione di 4 caffè (per i miei commensali tra l'altro), ma che alla fine mi si è rivoltato contro facendomi sentire un carcerato ai domiciliari. Per il resto gli altri aspetti sociologici del turista (che voglio assolutamente abbandonare) sono rimasti: l'aggirarsi come zombie nell'hotel non avendo ancora deciso di andare in piscina/ristorante/palestra/camera, l'utilizzo di frasi e argomenti banali per attaccare bottone, quell'atmosfera vacanziera melassata stile Dirty Dancing. L'animazione ha smarronato il povero Red in piscina con la medesima playlist per tutta la settimana, playlist che ci siamo fatti dare per ricordo. Il brano più imbarazzante era una canzone di Raffaella Carrà in spagnolo, che per il solo fatto che la beccavo mentre attraversavo la piscina per andare al mare anzi no all'oceano, mi è entrata in testa con tutta la sua bruttezza e non riesco più a dimenticarla. Bisogna anche dire che gli operatori turistici spagnoli non sanno l'inglese: quando era il momento di buttarsi in oceano dal catamarano a me servivano le pinne per stare a galla più facilmente, le ho chieste in italiano al marinaio, in inglese non mi ricordavo, mi sono avventurato in un “pinnas” stile lo spagnolo di Pieraccioni ne “Il Ciclone” ma nisba.
Mai come a Tenerife la vacanza è stata all'insegna del coatto. Ma cosa è davvero il coatto? Il coatto è il fuori luogo, il cattivo gusto, il kitsch, l'omologazione, l'eccessiva cura del look, il tutto portato avanti con la ferma convinzione di essere fighi. E allora il coatto si è incarnato in crocks di ogni colore, specialmente vomito, occhiali carrera, il colore viola (peggio ancora se abbinato al rosa), la canotta bianca anche se non si hanno i muscoli, la borsa Louis Vouitton (tarocca ovviamente) in catamarano per vedere i delfini, il chiedere al tour operator “Scusi ma il traghetto balla? No perché mia moglie soffre il mal di mare”, il total white. Un giorno penso che farò anch'io un film sui coatti alla Verdone, anche se penso che i suoi film vorrebbero criticarli ma hanno finito per mitizzarli.
Dopo l'esperienza tragicomica della vacanza da single Lloret de Mar, quella di Tenerife si è arricchita dell'l'incontro/scontro sia inquietante che pietoso con generazioni più vecchie di single. Inquietante perché sono una prefigurazione di quello che non vorrei mai diventare, un single che sui 35/40 va in vacanza con uno o più amici a giocarsi le ultime chances nonostante gli inequivocabili segni dell'età e i maldestri tentativi di coprirli con acqua ossigenata o vestiti adolescenziali. L'incubo si è materializzato grazie a tre personaggi, uno da me battezzato “Andreotti da giovane” i quali, appurato che non avessero potuto realmente definirsi “concorrenza”, abbiamo considerato innocui e quindi avvicinato. Pietoso perchè siamo andati a bere qualcosa con loro da Hooters, a fianco del Liquid, e il sottoscritto ha chiesto in inglese alla commessa se erano ancora aperti, e una volta tornato per dire che erano ancora aperti si è sentito dire da uno dei tre un miserrimo e arrendevole “Aaaaaaahhhhhh, ma voi sapete l'inglese!!!”, accusandoci implicitamente di concorrenza sleale. I 3 non solo si sono attaccati a noi come delle sanguisughe quella serata e hanno fatto grazie al nostro inglese le foto con le tipe di Hooters indubbiamente bone, ma ho addirittura saputo che le serate successive sono tornati da Hooters! Che tristezza, per fortuna c'eravamo io e Andrea a tenere alta la bandiera del maschio italiano! Non mi sembra il caso di chiedere la medaglia d'oro a Napolitano, ma almeno mi risuonano nelle orecchie le parole della mia amica “you do your culture a credit”. Successivamente le nostre abilità linguistiche sono tornate ancora molto utili: durante una serata le ragazze con cui siamo usciti non solo si sono lamentate del fatto che nessuno a parte noi parlasse l'inglese, ma ci hanno coinvolto all'ennesimo brindisi a base di sangria poiché, secondo le loro usanze, uno va di dovere ai genitori che hanno fatto studiare i figli. Quindi abbiamo brindato tutti insieme a mamma e papà e questo è stato il momento della mia vita in cui me n'è fregato di meno avere affrontare la maturità con 5 in italiano e 8 in inglese...
Una sera nella fase meditativa che intercorre tra la doccia e la cena io e Red abbiamo visto delle scene di un film stile Apocalypto che hanno benissimo rappresentato due Leitmotiv della vacanza. Le teste mozzate che finivano giù dalla piramide a gradoni con un inaspettato coefficiente di rimbalzo sembravano proprio la macchina fotografica di Red che, scivolatagli di mano, crashava sull'unica e da allora stramaledetta piramide di Tenerife. Digitale di Red kaputt, e da quel fatto capimmo che anche la rottura della mia videocamera si poteva ascrivere alla maledizione della piramide di Tenerife, che ha privato un fotografo e un aspirante videomaker dei loro giocattoli. Evidentemente era destino che quello che sarebbe successo a Tenerife non doveva essere documentato! E cosa è successo? Via alle supposizioni! L'altro tema ricorrente della vacanza ben raffigurato nel film era la pugnalata al cuore, con relativa estrazione, alla vittima sacrificale di turno. Infatti durante la vacanza abbiamo ricevuto anche noi delle pugnalate morali proprio lì, intendendo il cuore come centro nevralgico del sentimento dell'ammmore però. Da distinguere dalla pugnalata al cuore la kamikazzata, un neologismo coniato da me che fonde l'atto del kamikaze con la cazzata: dicesi kamikazzata (meglio se fatta pensando l'urlo “Tozzi Fan” di fantozziana memoria) il lanciarsi a conoscere una ragazza certi del due di picche. La kamikazzata devo dire che è terapeutica, perché parti subito con la quasi certezza del due di picche, e quindi oltre a fare meno male ti permette di allenarti a gestire situazioni di crisi. Dopo il BCR e la conigliaggine di Lloret de Mar siamo andati decisamente oltre!
Stop alle supposizioni! Cosa è successo a Tenerife? Ma niente di che, si incontrano 30enni le cui priorità prima di trovare l'uomo della propria vita sono un buon lavoro e una macchina. Beh, è davvero grottesco valere meno di una macchina. Posso capirlo se si tratta almeno di una Lotus Elise o di una Aston Martin Vanquish, una Bentley Continental Spur, una Ferrari California, una Lamborghini Gallardo. Sotto questo livello non posso scendere se devo reggere un confronto, mi dispiace, ma non vorrei mai essere postposto a una Dacia Logan. Altre 30enni hanno invece in testa il ticchettio dell'orologio biologico e non vedono l'ora di procreare, ma si stupiscono se non hai una macchina perché fai la figura del poveraccio. Quindi Giuseppe, in ogni caso serve una macchina! Oppure trovarne una a cui non interessa se e che macchina hai...e io che pensavo che essendo ambientalista si rimorchiava di più!!! Va anche detto che l'auto non fa il monaco: un giorno ero sulla mia Polo e uno col BMW non ha rispettato lo stop, l'ho inseguito e sono sceso, e appena mi ha visto il nanerottolo è scappato!
Poi ricordo di aver incontrato una fata, proprio una fata vera, brillava, aveva gli occhi chiari, i capelli biondi, le ali, e addirittura la bacchetta magica. Non penso sia stato un caso perché nelle fiabe le fate vengono in soccorso del protagonista nei momenti di difficoltà per aiutarlo. Comunque come ogni fata che si rispetti ricordo che è davvero apparsa per pochissimo tempo, anche se avrei voluto stare con lei molto di più. La cosa più dolorosa è stata indubbiamente il distacco, perché si ritorna alla vita reale piena di pericoli e tentazioni senza di lei, memore però dei suoi insegnamenti e con la speranza di reincontrarla. La natura è stata beffarda e ha orchestrato una scenografia che ha concluso l'apparizione in maniera ancora più dolorosa: Playa del Las Americas deserta, l'unico suono in sottofondo la risacca di un oceano ancora addormentato, la luce soffusa del sole all'alba dietro le montagne. E se davvero l'incontro con la fata è stato solo un sogno che è svanito al mio risveglio? Una proiezione nella mia scatola cranica di qualche fotogramma di Pinocchio della Walt Disney rimasto nei neuroni giovanili? Beh, Bram Stoker dopo un'indigestione di gamberi sognò un principe che succhiava il sangue agli abitanti del villaggio e l'indomani scrisse Dracula, quindi nel mio piccolo dopo il terzo e ultimo bicchiere di sangria ci potrebbe stare il sogno di questa fantomatica fata, e questo racconto sul mio blog. Blog che non avrà il successo letterario di Dracula per adesso, ma da qualche parte si deve pure cominciare.
Era ormai ora di prendere il volo di rientro a BG. Nell'ascensore affollato, prima di consumare l'ultima colazione in canna al mio braccialetto all inclusive, il Red mi ha posto candidamente la domanda, che spero non sia stata capita dagli altri: “Ma cosa sono quei brillantini che hai sul petto?”. Al che io mi sono guardato lo spacco della camicia e constatata l'effettiva presenza di diversi brillantini, di cui non faccio mai uso, ho pensato con molta felicità “ALLORA NON E' STATO UN SOGNO! LE FATE ESISTONO DAVVERO!!! EVVVAI!!!”.
martedì 11 agosto 2009
MIDSUMMER NIGHT'S NIGHTMARE
Scusate se è da molto che non scrivo ma tutto il resto non è degno.
Ho cercato sollievo dei miei tormenti andando a scovare nella letteratura casi simili al mio sperando che sia indicata anche la soluzione, ed ecco quello che ho trovato. Non ho mai capito davvero cosa significasse (congratulazioni alla prof di italiano) “Amor c'ha nullo amato amar perdona” (porco cane direbbe Jovanotti) e cercando su internet ho trovato che questa frase significa una cosa e poi il suo esatto contrario. Il primo significato è che chi è amato deve riamare. Il secondo significato è che l'amore vero è quello di chi ama senza chiedere nulla in cambio, senza chiedere di essere ricambiato; e questo amore disinteressato è talmente forte e puro, che la persona che prima non ricambiava si trova, poi, a ricambiare, innamorandosi a sua volta. Come si fa ad amare disinteressatamente? Come si fa ad amare indipendentemente dall'oggetto? Secondo me lo si fa quando non si mette bene a fuoco la persona che si ha davanti e la si fa brillare della propria luce mentre di per sé sarebbe buia come una fogna. Personalmente sono più propenso alla prima interpretazione, supportata dallo strazio che si prova quando non si è riamati, e la seconda nonostante mi appaia inconcepibile è priva di dolore e forse è quella giusta. Grazie Dante per avermi complicato le cose...e poi comunque se non c'è verso non c'è verso.
Non che con Boccaccio e la novella di Nastagio degli Onesti vada meglio: ognuno è libero di scegliere chi vuole, è un diritto sacrosanto del quale mi avvalgo anche io, ma la crudeltà andrebbe davvero punita. Perché non c'è niente di più crudele e insensibile che invitare la persona che si ama ad uscire, subire un rifiuto, e poi sentirsi dire dove è andata invece di uscire con te. Purtroppo le persone comunicano per dare sfogo al proprio ego ma non pensano se il proprio messaggio potrebbe interessare al destinatario.
Che fare allora? Dare il cuore a una persona e sentirlo spappolare e vedere la sua espressione mentre lo fa o crogiolarsi nel brodo tiepido dell'atarassia, al sicuro da qualsiasi forte coinvolgimento? Neppure l'apatia stoica mi fa vedere il piano che c'è dietro, la fotografia digitale della mia vita di cui questo episodio dovrebbe essere solo un pixel che cancellerei volentieri coll'eraser tool.
Per uscire da questo “Midsummer night's nightmare” se potessi ingaggerei anch'io Puck per spremerle il succo magico sugli occhi e farla innamorare di me. Ma se poi si sveglia e vede un'altro e se innamora? O peggio, se vede uno come Bottom con la testa d'asino e se ne innamora? Puck è davvero in azione perché si vedono in giro tante innamorate di una testa d'asino, più che per la bruttezza per la stupidità. L'amore è quindi frutto di una chimica irrazionale? Bella stronzata!
Poi se ripenso a “I dolori del giovane Werther” scopro che qualcuno ha già scritto la mia biografia, accanendosi sugli ultimi mesi. Buono a sapersi che qualcuno è già stato nei miei stessi panni ma neanche qui vedo chiaramente delle soluzioni. Potrei dedurre dalle vicissitudini di Werther cosa non fare: per esempio evitare di idealizzare l'amata in un'angelica visione che impedisce di poter scorgere altro di meno angelico, cioè come risponde a sms e email. Una soluzione potrebbe essere, come ha fatto Goethe, uccidere il Werther che è dentro di sè per salvare sè stesso e avviare il processo di metamorfosi verso il periodo Neoclassico di dominio delle proprie emozioni. Lasciarsi alle spalle lo Sturm und Drang e l'eroe titanico che sfida forze superiori e che porta fino in fondo la sua lotta anche quando è cosciente che c'è solo la sconfitta, forse è meglio.
Che senso ha essere un cavaliere quando la realtà si scontra con le aspettative che si hanno in mente? D'altronde mulini a vento non ce ne sono più, se voglio ostinarmi e essere un novello Don Chisciotte potrei dichiarare guerra a qualche pala eolica...il che cozzerebbe contro il mio spirito ecologistae mi dispiacerebbe un sacco.
mercoledì 3 giugno 2009
NANEROTTOLO E PSICHE
Tra i vari gruppi di feisbuc mi sono imbattuto in questo:...gli uomini non esistono....... esistono solo BAMBINI ALTI!!!
Personalmente ho esposto al suddetto gruppo le mie teorie in materia, e l'amministratrice mi ha dato ragione coram populo, non una volta, ma ben due volte!!! Cosa ho scritto? Eh eh, andatevi a leggere la bacheca. Vuoi vedere che la ragione non la si dà ai matti?
I casi sono due: o certe donne vedono certi uomini come bambini alti e da tali li trattano, o in alcuni casi la definizione calza proprio a pennello, e qui il gruppo ci sta tutto, a parte la generalizzazione.
Secondo me c'è una spiegazione pseudoscientifica alla prima ipotesi, e si chiama imprinting.
Come narra il buon Alex alla monaca di Monza venivano date delle bambole vestite da suora per farle capire quale doveva essere il suo destino. E si vede che funziona cazzarola! Basta far giocare le bambine con Cicciobello che rutta, peta, vomita, si fa la bua, riempie il pannolino di mxxxa sintetica. Altrimenti una volta cresciute identificheranno certi maschi, specialmente se nanerottoli, con il loro Cicciobello primordiale, da cullare, crescere, rimproverare, anche menare, fargli da mamma insomma!
Perché con l'aggravante di essere nanerottolo, mitico aggettivo con cui Pollon apostrofava Eros? Perchè altrimenti non ci si capacita come mai secondo me si vedono in giro delle pertiche stratosferiche accoppiate a uomini che ogni volta che camminano si danno delle tallonate nel sedere, 
Ah che spreco, alla faccia del senso di protezione!
sabato 9 maggio 2009
HEIL SALVINI
Matteo Salvini, il genialoide che ha scomodato il ministero delle telecomunicazioni poiché si è visto disattivato l'account di FaceBook nonostante un punto dei terms of use (ma saprà l'inglese?) dica chiaramente che FaceBook può cancellare l'account senza preavviso e senza alcuna ragione, ne ha combinata un altra. Dopo Calderoli, Borghezio le nuove leve del nazileghismo calcano la scena politica italiana, proponendo una metro per soli milanesi. Proprio adesso che il paese più potente del mondo è in mano a un afroamericano, il suddetto personaggio ci vuole portare indietro ai tempi del KKK e di Rosa Parks.
Personalmente prendo molte volte i mezzi pubblici a Roma da circa 2 anni ormai e non ho mai avuto episodi spiacevoli, tranne il primo maggio scorso quando c'era un sacco di gente che voleva salire a termini senza lasciarci scendere e s'è fatta un po' di calca. Prendo anche i pulman notturni che in teoria dovrebbero essere i più pericolosi ma non ho mai avuto problemi. Anzi, li prendo con un certo piacere. Il colore della pelle dei passeggeri va dal mio bianco pallido al nero nerissimo, passando per le gradazioni di indiani, pakistani, e altre che non saprei nemmeno collocare geograficamente. Nel clima ancora un po' festaiolo che si respira sul pulman, abbiamo tutti in comune l'aver passato una bella serata a Roma, un po' di alcol in corpo chi più chi meno (io pochissimo!), ma soprattutto un sonno pazzesco che fa già qualche vittima nonostante il modo poco ortodosso di guidare degli autisti atac. I turisti di ogni età si fanno le foto e sono proprio contenti di essere a Roma, si vede da come sono spensierati. A volte qualcuno canta in una lingua a me incomprensibile, sembra di essere di ritorno dall'ultimo giorno di scuola o di essere in gita. Sociologicamente il viaggio unisce coloro che lo intraprendono, e su questi pulman notturni ho sempre la sensazione che siamo proprio tutti uguali.
Proprio stamattina ho assistito a una piacevole scena sul tram, forse proprio in premonizione della caxxata che avrebbe detto di lì a poco il nazileghista. Mi si è accostato al mio sedile un passeggino con una bellissima bimba di colore con i capelli crespissimi ed il suo papà in piedi. Alla fermata dove dovevano scendere, l'indiano di fronte a me ha capito in un millisecondo che doveva aiutare il papà a scendere dal tram col passeggino, poiché ci sono due gradini, ed è scattato letteralmente in piedi ad aiutarlo, cosa che nessun italiano me compreso aveva pensato di fare. Non per cattiveria, forse per menefreghismo o perché ognuno pensava a sé stesso e non a quel papà da solo con un passeggino, che è peggio. A mia discolpa posso dire però che un'altra volta che ero sul bus è salita una donna dell'est con un bambino piccolissimo in un braccio e nell'altro la borsa della spesa. Visto che non aveva niente di libero con cui aggrapparsi e cominciava a vacillare, d'istinto ho afferrato il poppante e me lo sono tenuto finché la mamma non avesse trovato un appiglio. Mi sono tenuto quindi questo pupo biondo con gli occhi azzurri che contemporaneamente emanava un olezzo inequivocabile dal pannolino e a volte si girava per vedere chi era quello sconosciuto che lo aveva agguantato. Che io fossi milanese, bergamasco, romano o uzbeko non dovrebbe essergli importato molto. Infatti è stato con me tranquillo finché la mamma non se l'è ripreso ed è scesa dal bus.
venerdì 27 marzo 2009
Iny weeny teeny weeny...
Mai avrei pensato che un giorno sarei arrivato a scrivere un post sulla parte meno esposta al sole del corpo maschile, ma mi sono capitati dei contenuti che hanno in comune un punto di vista alternativo, poco diffuso nel modo di pensare generale sull'argomento.
Questo video lo uso come risposta allo studio dell'Università di Cardiff (da leggere soprattutto i commenti!!!) poiché un'auto costosa equivale a un'auto veloce. Il senso del video è che se guidi veloce lo fai per sopperire ai tuoi problemi di centimetraggio.
Questi invece sono due articoli che andrebbero approfonditi e verificati, per poi trarre le opportune conclusioni. I media generalisti sono molto superficiali, (se non anche faziosi) e hanno poco spazio/tempo/soldi per approfondire le notizie e riassumono concetti molto elaborati e motivati solo attraverso slogan, nei quali predomina quasi sempre la contrapposizione e la negazione. Uno dei tanti fattori della newsworthiness di un fatto è infatti la presenza di parti in contrasto.
Il pensiero del papa in materia di AIDS in Africa è stato riportato dai media attraverso un semplice "No al condom". Ma questo è solo la punta di un iceberg, e prima di esprimere giudizi sull'affermazione bisognerebbe non avere preconcetti e poi scoprire cosa c'è sotto di vero, indipendentemente da chi la fa. Che fine ha fatto quindi l'etica professionale?
Aids, l'Onu si arrende alla Chiesa. Di Riccardo Cascioli. Il fallimento della 'politica del preservativo' spinge le agenzie internazionali a guardare ai successi delle organizzazioni cattoliche, basati sulla presenza e sull’educazione. Il caso dell’Uganda
Aids: il preservativo non preserva. Di J.P.M. Lelkens Documentazione di una truffa
Il condom secondo Benedetto XVI. Una crociata anticattolica.
Se queste argomentazioni non sono vere cadranno e quindi l'affermazione "No al condom" è automaticamente falsa. Ma invece di prenderle in considerazione sui giornali, teoricamente paladini del pluralismo e della libertà di espressione, è addirittura apparsa una vignetta del papa zittito da un condom.
Chi indovina da quale canzone dance del 1994 dal profondo contenuto culturale è tratto il titolo di questo post?


